“Purtroppo” (cit.)?… vi hanno beccati!

“Purtroppo” (cit.)?… vi hanno beccati!

stivali

A proposito della decisione dalla Corte dei Conti che intima all’Amministrazione di recuperare i soldi distribuiti illegalmente tramite le c.d. idee vincenti, leggiamo esterefatti la dichiarazione del 5/12/2017 del dott. Paolo Romor, Assessore al personale, nonché AVVOCATO, che si dispiace che la Repubblica Italiana sia retta da delle norme inderogabili.
Dice Romor, infatti:
Purtroppo, a seguito di un esposto inviato da una sola sigla sindacale alla Corte dei Conti per il Veneto su tale istituto [idee vincenti, ndr], la Procura Generale ha avviato il procedimento istruttorio […], la Procura Generale della Corte dei Conti ha evidenziato […] quale soluzione che questa Amministrazione proceda, in auto-tutela, al recupero delle somme erogate a tale titolo. […]”
 
!!??!!
Forse, l’Assessore-Avvocato voleva dire: “Purtroppo… ci hanno beccati!
Ritenetevi invece fortunati che il PM contabili vi abbiano fatto il piacere di suggerirvi una possibile soluzione, invece di accusarvi direttamente di DANNO ERARIALE ai danni dell’intera collettività!
In un paese civile, gli Amministratori responsabili di una tale illegittimità sarebbero bollati come incompetenti a gestire la cosa pubblica e dovrebbero avere la dignità di rassegnare le proprie dimissioni.
Ora, tutti i dipendenti comunali e tutti i cittadini devono esigere che i responsabili di tale scempio, per lo meno, rimettano tutti i soldi nel fondo di produttività dei dipendenti (da cui li hanno sottratti) e li redistribuiscano immediatamente a tutti i lavoratori.
Poi la smettano di parlare di meritocrazia, efficientamento e partecipazione del personale: è certificato che non conoscono il significato delle parole con cui si riempiono la bocca!
Venezia 06/12/2017
COBAS – Autorganizzati Comune di Venezia

I COBAS contro il Fiscal-compact

BASTA AUSTERITA’ FERMIAMO IL FISCAL COMPACT

firma la petizione su  http://www.stopfiscalcompact.it/

 

Per riaprire la discussione su un’Europa oltre Maastricht, per eliminare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, per sostenere l’avvio di una Commissione indipendente d’indagine sul debito pubblico italiano.

A fine 2017, cinque anni dopo la sua approvazione, il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria), potrebbe essere inserito nell’ordinamento giuridico europeo, divenendo giuridicamente superiore alla legislazione nazionale e rendendo irreversibili le politiche liberiste d’austerità.

Il Fiscal Compact, infatti, proseguendo la linea tracciata da Maastricht in poi, assume la trappola del debito pubblico come cornice indiscutibile dentro la quale costruire la gabbia per i diritti sociali e del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni. Basti pensare che se dovesse essere confermato, il Fiscal Compact prevederà per il nostro Paese l’obbligo nei prossimi 20 anni a portare il rapporto debito-Pil dall’attuale 132% al 60% con un taglio annuale della spesa pubblica di 50 miliardi.

A questo d’altronde mira l’inserimento del “pareggio di bilancio” in Costituzione, previsto dal Fiscal Compact ed eseguito dal Parlamento italiano, senza alcun referendum popolare, nel 2012.

Si tratta della definitiva consegna di tutto ciò che ci appartiene agli interessi delle grandi lobby finanziarie, nonché di una definitiva sottrazione di democrazia, con scelte politiche ed economiche non più dettate dalla discussione democratica, bensì dagli algoritmi monetaristi.

Ma tutto questo può essere fermato: entro fine anno i Parlamenti nazionali devono discutere e decidere il destino del Fiscal Compact. Per questo vi proponiamo di firmare la seguente petizione popolare: per dire in tante e tanti che il Fiscal Compact va fermato, per riaprire la discussione per l’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione e per sostenere l’avvio di una Commissione indipendente d’indagine sul debito pubblico italiano che ne verifichi la legittimità.

Perché le nostre vite  vengono prima del debito, i nostri diritti prima dei profitti e il “comune” prima della proprietà.

CONCILIAZIONE? NO GRAZIE! – comunicato del 26 ottobre 2017

Per i Cobas del Comune di Venezia lo stato di agitazione continua.

I Cobas del Comune di Venezia ritengono l’accordo di conciliazione, sottoscritto il 13 ottobre scorso dall’Amministrazione con le altre sigle sindacali, vuoto di contenuti concreti e privo di novità positive per i lavoratori. Si configura quindi come un arretramento della vertenza sul contratto decentrato portata faticosamente avanti negli ultimi 3 anni. La conseguente riapertura delle trattative in cambio della rinuncia a forme di mobilitazione e di organizzazione del dissenso verso un’ Amministrazione che non ha mutato la propria posizione, per i Cobas non è accettabile e quindi hanno confermato lo stato di agitazione, rilanciando da subito una giornata di mobilitazione in occasione dello sciopero generale già proclamato per il 10 di novembre.

Con le cause legali ancora in corso contro l’Amministrazione e, soprattutto, con quanto emerso dalle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori nonché dall’esito del Referendum – clamorosamente contrario al contratto-beffa sottoscritto con la sola Cisl – i COBAS hanno quindi ribadito lo stato di agitazione al Prefetto che ha convocato COBAS e Amministrazione ieri – mercoledì 25 ottobre – alle 10:30 per il dovuto tentativo di raffreddamento.

All’incontro (> in allegato il verbale di sintesi, redatto della Prefettura PDF 54 KB) i COBAS hanno ribadito il proprio dissenso rispetto ai comportamenti che l’Amministrazione comunale continua a mettere in campo e che non consentono di intravvedere alcun cambiamento di approccio significativo, men che meno propositivo e, in particolare, contestano i seguenti punti:

  • Il verbale di conciliazione sottoscritto il 13/10/2017 presenta troppe ambiguità: la scelta dell’Amministrazione di riaprire il dialogo imponendo come base di partenza il contratto sottoscritto con la sola CISL, significa continuare a non voler ascoltare i propri dipendenti, a non voler riconoscere l’esito del referendum né quello delle assemblee. In pratica non spostarsi di un millimetro dalla propria posizione.
  • La dichiarazione fatta dall’Amministrazione davanti al Prefetto secondo cui il contratto sarebbe un valido punto di partenza per la contrattazione perché improntato alla massima valorizzazione del merito, delle professionalità e di efficientamento dei servizi è palesemente falsa: tutti i dipendenti del Comune sanno che queste dichiarazioni sono lontane anni luce dalla realtà. Il processo di valutazione del 2016, evidentemente irregolare, ha visto centinaia di ricorsi da parte dei dipendenti; le valutazioni del 2017 ad oggi – fine ottobre – sono ancora nel caos più totale; le famigerate idee vincenti sono sotto indagine da parte dei tecnici ministeriali per le clamorose illegittimità.
  • Rispetto al millantato miglioramento dei servizi, i COBAS hanno ricordato le recenti chiusure degli sportelli dell’anagrafe, tutte le problematiche legate alle Municipalità, al settore delle politiche educative, alla Polizia Municipale, nonché il centinaio di ex precari oggi lasciati a casa, di cui circa 25 operatori dei servizi sociali.
  • Sugli ipotetici percorsi di riassunzione degli ex colleghi precari, oggi disoccupati, l’Amministrazione non ha ancora avviato alcun percorso concreto di riassunzione (pur avendone la possibilità), mentre allo staff del Sindaco è stato vergognosamente raddoppiato lo stipendio!

In chiusura, i COBAS hanno fatto presente che l’ARAN, nel documento “La procedura della contrattazione decentrata integrativa” (marzo 2013), chiarisce che, in sede di contrattazione decentrata, la delegazione trattante di parte pubblica deve tener conto “delle piattaforme sindacali presentate” e che, pertanto, considerano scorretto che l’Amministrazione imponga alle parti il contratto sottoscritto con la CISL come la piattaforma di base della trattativa. Se l’Amministrazione avesse davvero intenzione di aprire al dialogo, dovrebbe fare davvero un passo indietro.

Coerentemente con queste posizioni, i COBAS hanno ribadito la propria disponibilità ad aprire nuovi spazi di trattativa ma solo a fronte di effettivi mutamenti nella posizione dell’Amministrazione. Nel rispetto delle colleghe e dei colleghi tutti, compresi gli ex.

 

Cobas – Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia

> scarica il verbale del tentativo di raffreddamento, redatto della Prefettura (PDF 54 KB)

Precisazioni al comunicato del 17 ottobre

Si trasmette, per completezza di informazione e per opportuna conoscenza, la richiesta inviata in data 16 ottobre al dott. Manno, Capo di Gabinetto del Prefetto, con la quale i Cobas chiedevano la redazione di un nuovo verbale che attestasse il risultato negativo della procedura di raffreddamento e il mantenimento dello stato di agitazione, precisandone le motivazioni.

 

 

 

Cobas – Lavoratori autorganizzati Comune di Venezia

La mancata conciliazione – comunicato del 17 ottobre 2017

Venerdì 13 ottobre i COBAS  sono stati convocati insieme alle altre organizzazioni sindacali dal Prefetto per tentare la procedura di raffreddamento (visto che i COBAS, insieme a RSU, Cgil, Diccap, Csa e Uil avevano indetto lo stato di agitazione).
Come noto, le parti sindacali e l’Amministrazione hanno firmato il verbale di conciliazione (>scarica PDF 259 KB).

I COBAS non hanno sottoscritto il verbale di conciliazione perché ritengono che l’accordo raggiunto contenga alcuni punti di forte ambiguità, che rischiano di sbilanciarlo fortemente a favore della posizione dell’Amministrazione:
1. si dice che le parti sono disponibili a riaprire il tavolo di trattativa per il nuovo decentrato del prossimo triennio (2018-2020), ma si precisa anche che la piattaforma di partenza sarà nuovamente il contratto vigente, quello firmato solo dalla Cisl e che tutti i lavoratori hanno sonoramente respinto sia con il referendum che con le azioni legali.
2. Sul tema della assunzione dei colleghi ex precari, lasciati a casa dalla Giunta, ancora una volta l’Amministrazione non prende alcun impegno concreto e rilascia dichiarazioni vaghe e inconsistenti.
3. La dichiarata volontà di ricercare “criteri meritocratici di valorizzazione delle professionalità” non rappresenta altro che il tentativo di camuffare l’illegittimità delle idee vincenti (> scarica PDF da La Nuova – 247 KB e da il Corriere del Veneto – 175 KB).

Per questi motivi i COBAS ritengono che di fronte al Prefetto NON si sia giunti ad un accordo positivo che superi i motivi per cui è stato indetto lo stato di agitazione che ritengono quindi di rinnovare.

I COBAS proseguono quindi nella vertenza, senza alcuna preclusione al dialogo e al confronto con tutte le altre parti e, tramite le proprie RSU, continueranno comunque a fare valere le proprie idee e proposte con tutti gli strumenti legali e sindacali a loro disposizione e in tutte le sedi possibili, compresi i prossimi tavoli di trattativa.

Cobas-Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia 

 

I regali del Sindaco-padrone ai fedelissimi – comunicato del 10 ottobre 2017

Ai lavoratori tagliano gli stipendi, ma ai fedelissimi di Umana importati in Comune regalano qualifiche dirigenziali. E’ legale? Comunque è una vergogna.

Ecco cosa si legge nella Delibera di Giunta Comunale n.226 approvata lo scorso 3 ottobre 2017:

staff del sindacosostituire il trattamento economico del sig. Morris Ceron, come definito con deliberazione n. 268 del 31 luglio 2015, prevedendo una indennità ad personam, annua lorda per 13 mensilità parametrata all’indennità di posizione dirigenziale di fascia “A” (…)“; e così via per tutto lo staff “personale” (o dovremmo dire “padronale”?) del signor Sindaco: Derek Donadini, Luca Zuin, Micol Stelluto e Carlotta Giusto.

Mentre ai lavoratori abbassano gli stipendi, tagliano le indennità organizzative, riducono il salario integrativo (come se Venezia fosse una città poco cara…), agli amici (tutti importati da Umana), agli yes-men (traduzione: quei che ghe dise sempre de yes!), elargiscono generosissime indennità dirigenziali.

Il Sindaco ha iniziato col profilo basso, senza stipendio, con la Giunta ad indennità ridotte. Il “bel gesto” però è durato poco: passata la necessità di coprire con la propaganda gli scricchiolii della maggioranza in un difficoltoso avvio di mandato, rientrate le sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità (per rientrare nel quale sono stati tagliati gli stipendi dei lavoratori), immediatamente la Giunta ripristina le indennità degli assessori aumentandole di ben 1.400 € al mese (da 3.257€ a 4.653€, 5.300€ alla Vice Sindaco).

Era il febbraio di quest’anno.

Adesso, con un contratto integrativo abusivo che riduce ancora il fondo dei dipendenti per rifinanziare le grottesche “idee vincenti”, ecco un nuovo regalo agli amichetti del paròn, che da questo mese vedranno aumentato il loro stipendio di oltre il 60%.

Ci chiediamo se sia possibile retribuire a livello dirigenziale personale non in possesso dei requisiti (la Corte dei Conti ha recentemente condannato qualche sindaco per averlo fatto), ma il nostro giudizio morale è categorico: si tratta di una vergogna e di un nuovo insulto nei confronti del lavoratori.

Al quale si aggiunge una beffa: ogni lavoratore del Comune di Venezia sperimenta ogni giorno l’inefficienza di questo accentramento di potere. Gli assessori non esistono; ogni decisione deve passare, dopo anche settimane di “anticamera”, per i tre yes-men/ghe digo de yes – le altre due beneficiarie della delibera sono la segretaria particolare del Sindaco e l’addetta ai social network…! Inquadrate come Alte professionalità e Posizioni Organizzative! – che comunque non prendono decisioni definitive perché tutto è rimandato agli umori, peraltro piuttosto “variabili”, del Sindaco.

Dopo l’ultima riorganizzazione, che ha disintegrato le Municipalità, le due Direzioni che si occupavano di ambiente e di mobilità e che ha paralizzato per mesi l’intero Comune, attendiamo con preoccupazione l’imminente nuova riorganizzazione, che di sicuro servirà ad assecondare i capricci del piccolo egoarca veneziano: tutti (a partire dal Segretario Generale, quello che dovrebbe controllare la regolarità degli atti) non fanno altro che “dirghe de yes”, e ben pagati per farlo!

 

Cobas – Lavoratori Autorganizzati del Comune di Venezia

 

Firmato il contratto-fotocopia: convochiamo l’ASSEMBLEA! – comunicato RSU 22 sttembre 2017

Amministrazione e Cisl fucsia ri-firmano il contratto bocciato dai lavoratori e condannato dal tribunale: convochiamo l’assemblea dei lavoratori!

 

Cara/o collega,

ieri (21/09/2017) l’Amministrazione ha convocato RSU e Sindacati per sottoporre loro la sottoscrizione del testo del secondo(!) CCDI 2017 – parte normativa e parte economica, in accordo con il solo sindacato CISL e già pre-firmato da questi ultimi.
Ricordiamo che la prima volta i tavoli di trattativa per il rinnovo del CCDI si sono bruscamente interrotti il 27 aprile u.s. e, nonostante ciò, l’Amministrazione ha proceduto nella stesura del testo con la sola CISL, arrivando alla firma del “famoso” contratto che la RSU, con CGIL, COBAS, CSA, DICCAP e UIL, ha sottoposto al voto referendario di tutti i dipendenti, raccogliendo una clamorosa e sonora bocciatura dello stesso.
In merito alle modalità che hanno portato alla firma del contratto decentrato con la sola CISL, come richiesto anche dall’Assemblea generale dei lavoratori, RSU, CGIL, COBAS, CSA, DICCAP e UIL hanno intentato e vinto una causa all’Amministrazione per comportamento antisindacale (citazione ex art. 28 della L. 300/70 – Statuto dei lavoratori).
Il Giudice del lavoro di Venezia, con sentenza n. 5049 del 2/08/2017, ha infatti condannato l’Amministrazione all’annullamento del contratto sottoscritto con la CISL, ordinandole di riaprire le trattative, riportando la situazione al 27 aprile u.s. (quando non vigeva alcun contratto, né alcun atto unilaterale e l’intero fondo di produttività dei dipendenti doveva ancora essere contrattato).
Sei giorni dopo la sentenza (sic) l’Amministrazione, in totale spregio del pronunciamento del Giudice, con la Delibera di Giunta 182/2017 ha adottato un atto unilaterale, fotocopia del contratto annullato, che nel frattempo ha prodotto effetti sia normativi, che economici, erodendo il fondo di produttività dei dipendenti, senza che ciò sia derivato da alcuna decisione concordata tra amministrazione e parte sindacale.
Successivamente all’adozione di questo atto, l’amministrazione ha convocato i sindacati per (in teoria) riaprire le trattative sul contratto decentrato, come richiesto dalla sentenza del Giudice.
Fin dalla prima convocazione e per tutte le convocazioni che sono susseguite, la RSU e le sigle sindacali (esclusa la Cisl) hanno chiesto all’amministrazione di ritirare l’atto unilaterale quale condizione pregiudiziale affinché il tavolo di trattativa si potesse svolgere in una condizione libera da ostacoli, ricevendo sempre risposta negativa da parte della Delegazione trattante di parte pubblica.
Ogni volta le dichiarazioni sono state messe a verbale e la delegazione trattante di parte pubblica ha proseguito imperterrita ad esaminare il testo del CCDI con la sola Cisl.
Così il 12 settembre u.s. la RSU e le sigle CGIL, COBAS, CSA, DICCAP e UIL non hanno avuto altra possibilità che citare nuovamente in giudizio l’Amministrazione per comportamento antisindacale (secondo ricorso ex articolo 28).

Nonostante tutte queste premesse e la seconda citazione in giudizio, l’Amministrazione e la Cisl hanno firmato da soli il nuovo contratto decentrato, che riteniamo non abbia alcuna novità di rilievo rispetto al precedente bocciato dal referendum.

Vista la gravità della situazione, a breve verrà convocata l’assemblea generale dei lavoratori per decidere assieme le azioni di mobilitazione da mettere in campo in risposta a quest’ennesima prepotenza da parte di Sindaco, Giunta e Dirigenti.

 

RSU – CGIL – UIL – DICCAP – CSA – COBAS

 

 

Assolti o non assolti, tutti coinvolti – comunicato CobasVenezia 15 settembre 2017

Con la sentenza emessa ieri dal Tribunale di Venezia si chiude una parte importante dell’inchiesta penale sul sistema MOSE.

Al di là delle motivazioni che hanno portato alle condanne o alle assoluzioni degli imputati, quello che emerge da tutta questa vicenda è che il MOSE e il monopolio del Consorzio Venezia Nuova sono stati l’architrave sul quale è stato costruito negli anni un vero e proprio sistema di potere; un blocco politico e economico, spesso malavitoso e fraudolento, che grazie alla corruzione sistematica e alla redistribuzione pilotata di ingenti finanziamenti pubblici è stato in grado di impossessarsi del controllo della Regione e di Venezia.

Questa grande opera, nata a parole per salvare la Città dalle acque alte, l’ha invece fatta sprofondare nel fango. Non si tratta solo della vergogna per lo scandalo, ma piuttosto del degrado culturale, politico e etico che ha avvelenato l’intera Città lagunare, fino da ultimo a spalancare le porte del suo governo a un Sindaco inqualificabile come Luigi Brugnaro.

Il MOSE, oltre che un’opera mostruosa il cui funzionamento ed efficacia sono ancora tutti da dimostrare, è stato ed è una vera e propria “mangiatoia” presso la quale si sono riforniti in tanti. Che questo sia avvenuto in modo lecito o illecito fa poca differenza; la responsabilità politica di chi ha costruito o sostenuto un sistema così perverso in grado di sottrarre miliardi di euro pubblici che avrebbero potuto e dovuto essere impiegati per risolvere i veri problemi della Città e del suo territorio, rimane incancellabile. Ed è una responsabilità che sta in capo sia al centro-destra che al centro-sinistra.

L’inchiesta e la sentenza ribadiscono questa verità, ma certo non rendono giustizia ai tanti veneziani e ai tanti lavoratori costretti ora a pagare un conto troppo salato in termini di tasse, tagli ai servizi, licenziamenti, riduzione dei salari.

 

CobasVenezia

Brugnaro fatti vedere…ma da uno bravo!!! e intanto mercoledì in Consiglio con risposte convincenti!

Car* collegh*,
nelle ultime settimane abbiamo visto che l’atteggiamento sprezzante e autoritario del Sindaco sta lasciando dietro di sé delle pesanti macerie, prima di tutto sulle spalle dei lavoratori, verso i quali porta avanti una guerra ideologica e cialtrona, ma che stà iniziando a pesare anche sui cittadini che si ritrovano con sempre meno servizi e una progressiva privatizzazione e svendita del patrimonio comune.
Negli ultimi giorni si sono aggiunte proposte di organizzazione del lavoro campate per aria, polemiche pretestuose per nascondere l’approssimatività organizzativa, insulti ai vigli urbani, clamorose situazioni di conflitto d’interesse e la chiusura degli uffici dell’anagrafe (dando sempre la colpa ai lavoratori!).

Brugnaro...chi l-ha vistoORA BASTA! Brugnaro fatti vedere …ma da uno bravo!!!
Prima però presentati al Consiglio Comunale di mercoledì 26 con #risposteconvincenti.

Noi lavoratori ci saremo: decisa all’unanimità (di quelli che ancora non si sono prostrati al padroncino di turno) l’RSU invita tutti i colleghi a presentarsi a Ca’ Farsetti mercoledì 26 luglio alle ore 15 per far sentire alla maggioranza fucsia la propria rabbia e la richiesta di rispetto della propria dignità di lavoratori!

Ricapitoliamo le questioni ancora aperte della vertenza sindacale:
rispetto del voto democratico dei lavoratori che ha respinto il contratto decentrato e riapertura del tavolo di trattativa (invece di aspettare, a spese del Comune, che lo costringa un giudice per comportamento antisindacale!)
risposte concrete per i precari lasciati a casa (non quelle farloccate sui vigili-robocop ma quegli ex-colleghi che lavoravano veramente al servizio dei cittadini… e rimangiandosi il vergognoso ricatto sull’anticipo del TFR in cambio della rinuncia al possibile riconoscimento giudiziario dei propri diritti!!!)
– una discussione vera sulla riorganizzazione e sulla tenuta dei servizi ai cittadini (compreso un ragionamento serio sugli incentivi per far funzionare quello che effettivamente serve alla città…altro che idee vincenti!)

VEDIAMOCI MERCOLEDÌ 26 ALLE ORE 15 IN CONSIGLIO COMUNALE A CA’ FARSETTI PER FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE!!!

Cobas – Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia

Presido al Consiglio Comunale, Ca'Farsetti mercoledì 26 luglio 2017 ore 15