Noi non abbiamo paura! – solidarietà al delegato RSU Cobas della TIM TELECOM

IMG-20170504-WA0001Alla vigilia della manifestazione nazionale dei lavoratori TIM Telecom a Milano, un delegato RSU dei Cobas riceve un provvedimento disciplinare con minaccia di licenziamento per un suo intervento alla Camera durante l’audizione presso le Commissioni parlamentari riunite che è stato giudicato “lesivo dell’immagine dell’azienda”. Sarà perché oggi c’è l’assemblea degli azionisti?

I Cobas del Comune di Venezia auspicano che la vicenda si risolva nel migliore dei modi ed esprimono la loro solidarietà ai lavoratori e lavoratrici TIM Telecom in lotta.

 

Il comunicato dei COBAS TIM (scarica il PDF, 199 KB)

CATTANEO, MICHELI….NON CI FATE PAURA !
Proprio mentre ci apprestiamo a partecipare allo sciopero intero turno indetto per il 4maggio e alla manifestazione nazionale di ROZZANO, convocata da tutte le OO.SS.di opposizione in occasione della assemblea degli azionisti, UN NOSTRO RAPPRESENTANTE SINDACALE E’ STATO OGGETTO DI UNA GROTTESCA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE A SEGUITO DELL’INTERVENTO TENUTO PRESSO LA CAMERA DURANTE L’AUDIZIONE INNANZI ALLE COMMISSIONI PARLAMENTARI RIUNITE (9 -10 – 11) il 15 Marzo scorso.
Un incontro trasmesso via streaming e del quale tutti e tutte hanno potuto ascoltare
i contenuti espressi dal nostro rappresentante sindacale in nome e per conto dei
COBAS.
La contestazione disciplinare è un maldestro tentativo del CDA di TIM per nascondere la verità ed esacerbare ulteriormente il clima, attraverso l’annullamento degli spazi democratici in AZIENDA.
Le carte sono scoperte da tempo: da un lato una dirigenza che punta a raggiungere spregiudicatamente i propri obiettivi, dall’altra un importante movimento di lavoratori e lavoratrici che si sta battendo per difendere diritti,dignità salario.
Non abbiamo paura. Non la abbiamo mai avuta e risponderemo in tutte le sedi a
questo irricevibile tentativo di intimidazione.
Un abbraccio solidale al nostro rappresentante RSU. UNITI SI VINCE !
Roma 4 maggio 2017
COBAS TIM

Noi stiamo con le maestre! – comunicato del 4 maggio 2017

basta-mafalda-876x1024Gli educatori ed educatrici di vari nidi del Comune di Venezia si rifiutano di scendere a patti con questa amministrazione: in una lettera indirizzata alla Direttrice affermano infatti che non parteciperanno all’Internido (riunione periodica degli operatori e del Servizio educativo nella quale si coordinano le modalità organizzative) di martedì 2 maggio in quanto ritengono inutile un confronto su temi “inerenti i nostri servizi dei quali voi dimostrate giornalmente di non conoscere la fragilità“.

La presa di posizione è molto chiara; la lettera continua sostenendo che “i nostri nidi stanno vivendo una fase di impoverimento qualitativo e di demolizione strutturale di cui voi siete gli unici responsabili.

Tutte le scelte finora fatte sono state prese unilateralmente negando un dialogo aperto, boicottando la disponibilità ad un confronto con professionisti che questi servizi li hanno costruiti, li conoscono e li amano.

Non vogliamo sederci ad ascoltare ancora una volta l’elenco di decisioni già prese il cui unico scopo è essere fedeli ad una logica di economicità e risparmio troppo distante dagli obiettivi su cui si fonda il nostro “fare” quotidiano con i bambini.

I Cobas condividono completamente la posizione delle maestre, in particolare in quest’ultimo passaggio dove si può riconoscere la situazione di moltissimi dei servizi intaccati dalla recente (ed ancora inconclusa… un vero supplizio imposto!) riorganizzazione.

“Continuiamo a sperare che ci sia un futuro possibile per i nostri servizi che rinasca dall’impegno reciproco ad ascoltare e le assicuriamo che il giorno in cui questa possibilità si paleserà noi ci saremo.

I Cobas autorganizzati ritengono che questo sia un ulteriore, grave segnale della demolizione di quelle professionalità e di quei servizi che una volta erano il fiore all’occhiello della città, con prospettive inquietanti per tutti quegli elementi fondamentali per le esigenze di lavoratori e cittadini che il “modello fucsia” proprio non concepisce e che la dirigenza si dimostra incapace di difendere.

Proprio per questo è importante il rifiuto delle maestre ad inginocchiarsi di fronte a ritualità finte ed ingannevoli: un gesto di dignità e onestà intellettuale che speriamo sia di esempio per tutti.

 Cobas Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia

 

Solidarietà al Presidente della Municipalità di Venezia, Murano e Burano – 28 aprile 2017

I Cobas autorganizzati del Comune di Venezia esprimono la propria totale e assoluta solidarietà al Presidente della Municipalità di Venezia, Murano e Burano Andrea Martini minacciato di morte nei giorni scorsi da qualche imbecille xenofobo che ancora oggi non accetta che il 25 aprile sia, prima di tutto, la festa della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo. Martini, con la sua lettera con cui chiedeva al sindaco di non concedere Piazza san Marco agli indipendentisti veneti, a nostro avviso, non ha fatto altro che difendere i dettami costituzionali e i valori democratici. A lui e a tutti quelli che come lui si battono per difendere i valori della nostra Costituzione diamo un abbraccio e un grazie di cuore.

Cobas Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia

Domenica 19 marzo a Venezia: in marcia per l’umanità – I COBAS ci saranno!

I Cobas – Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia aderiscono alla manifestazione che si terrà 

domenica 19 marzo piazzale della Stazione Santa Lucia di Venezia alle ore 14.00 

e si concluderà con un happening finale in Campo Sant’Angelo.


Anche così si costruisce la città che vogliamo!


Di seguito l’appello che sottoscriviamo e vi invitiamo a sottoscrivere a questo indirizzo.

>>Qui la pagina FB

Cobas-Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia



Side by side, in marcia per l’umanità 

Domenica 19 marzo – Manifestazione regionale del Veneto che accoglie

Nell’agosto del 2015 siamo partiti da NordEst diretti verso l’Ungheria dove stava ricomparendo il primo dei tanti muri materiali eretti per bloccare il flusso di migranti in fuga dai propri paesi. Dal quel viaggio ha preso il via la campagna #Overthefortress: in tante e tanti, da tutta Italia, abbiamo percorso la rotta dei Balcani; da Vienna passando per Idomeni fino alle isole greche abbiamo conosciuto e narrato direttamente la realtà, guardato negli occhi e stretto la mano a migliaia di donne, uomini, bambini, anziani in cammino.

Ci siamo mescolati a loro e ascoltato le tante ragioni che li muovono in questo disperato viaggio; abbiamo compreso i loro bisogni e desideri, messo in campo azioni concrete di supporto nel campo di Idomeni. Siamo stati sui confini chiusi dell’Europa Fortezza, come Calais e il Brennero, per poi ritornare nei campi di Salonicco e ripartire in un viaggio di inchiesta attraverso il Sud Italia, sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo visitato centri di “accoglienza” inumani, ghetti fatti di baracche dove i migranti sono iper-sfruttati incontrando anche un’incredibile ricchezza di iniziative di buona accoglienza e solidarietà nati dalla cooperazione sociale tra “italiani” e “migranti”.

I confini che discriminano e respingono però non sono solo quelli distanti centinaia di chilometri da noi. Li troviamo eretti e tangibili anche dentro i nostri territori. Sono visibili nei centri d’accoglienza isolati e disumani, sono fatti di rifiuto, di violenza e di razzismo diffuso nelle nostre società.
Si materializzano in quei comitati anti-profughi cavalcati dalla destra xenofoba e, in molti territori, trovano la complicità delle amministrazioni comunali che, rifiutandosi di accogliere, rendono impossibile lo svuotamento delle strutture sovraffollate.

Altri muri materiali ed immateriali stanno per essere eretti: sono quelli del Governo Gentiloni che vuole riaprire un CIE in ogni regione, aumentare i rimpatri forzati tramite gli accordi bilaterali con i paesi di origine dei migranti e contrarre ulteriormente il diritto d’asilo togliendo la possibilità di ricorrere in appello per il richiedente protezione internazionale. Con queste proposte il Governo italiano si pone nel solco delle politiche europee che hanno imposto l’”approccio Hotspot” e l’identificazione forzata dei migranti nel Paese comunitario di ingresso, e che hanno prodotto il vergognoso accordo UE-Turchia del 18 marzo 2016 con cui si assegna alla Turchia, in cambio di 6 miliardi di Euro, il ruolo di gendarme d’Europa. Nel frattempo però si chiudono cinicamente gli occhi di fronte ai morti nel Mediterraneo: in 13 mesi sono più 5.000 le vittime dell’assenza di canali umanitari sicuri!

Queste politiche di chiusura e contrazione totale dei diritti fondamentali, di fatto, legittimano un clima di intolleranza e odio che si manifesta in tutto il Paese.
In particolare il Veneto è diventato un caso nazionale: centri indecenti nei quali sono ammassate le persone, presidi fissi contro l’accoglienza, striscioni che promettono “l’’inferno ai profughi”, attentati incendiari contro le strutture ricettive, il rifiuto di ben 250 Sindaci ad accogliere i richiedenti asilo, comitati di cittadini persino contro la micro-accoglienza, ignobili istigazioni al suicidio.

In Veneto si sta superando il confine invalicabile tra umanità e barbarie.
Dobbiamo reagire di fronte alla violenza dei gesti e delle parole, alla guerra verso i migranti che rende più aridi i nostri territori. Non limitiamoci allo sdegno personale ma rendiamo visibile la solidarietà e quel tessuto sociale ricco di cittadini, associazioni, enti, operatori che lavorano quotidianamente per l’accoglienza e il rispetto dei diritti.

Per questo, proprio a partire dal Veneto, raccogliamo l’appello internazionale promosso dall’Hotel City di Plaza di Atene che invita alla mobilitazione sabato 18 marzo in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia.
Crediamo che domenica 19 marzo possa essere l’occasione per dare corpo e parola al Veneto che accoglie, come la Marcia dei 1.000 piedi sul Montello ci ha dimostrato.

Costruiamo una grande giornata di incontro e di mobilitazione regionale per i diritti dei migranti e per esigere una buona accoglienza diffusa.
Facciamolo tutti assieme, costruendo assemblee e momenti di confronto aperti e plurali in tutte le città, percorsi veri e partecipati con le tante persone che credono sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.

Il 19 marzo a Venezia è una sfida: la possibilità di aprire uno spazio pubblico in cui tante e tanti si possano riconoscere, per chi crede che sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.
La vinceremo solo se riusciremo a portare altri a marciare con noi, al nostro fianco, side by side.

Campagna #overthefortress

Invitiamo chi si riconosce in questo appello ad organizzare momenti di incontro in tutto il Veneto e a darcene comunicazione.

Invitiamo a costruire per questa data iniziative che possano rispondere alle esigenze che ogni territorio può esprimere.


www.facebook.com/VenetoAccoglie

Qui l’appello e il box per sottoscrivere

8 marzo: SCIOPERO globale delle DONNE

I COBAS, CONFEDERAZIONE DEI COMITATI DI BASE

hanno aderito alla richiesta di indizione di uno sciopero di 24 ore l’8 MARZO 2017 nel settore pubblico e privato portato avanti dal movimento delle donne “NONUNADIMENO” contro la violenza alle donne e intende mettere in campo ogni iniziativa possibile al fine della piena riuscita della giornata.

>scarica la DichiarazioneScioperoGenerale8marzo2017 (PDF, 270 Kb)

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, ALLORA SCIOPERIAMO!

Sciopero Globale delle Donne #NonUnaDiMeno

8 marzo a Venezia

alle h 14.00 sul Ponte degli Scalzi

presidio rumoroso e comunicativo in cui incontrarci, ri-conoscerci e confrontarci

Leggi qui gli 8 PUNTI PER L’8 MARZO 2017 – NON UNA DI MENO (PDF, 266 Kb)

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Constatiamo ogni giorno quanto la violenza sia fenomeno strutturale delle nostre società, strumento di controllo delle nostre vite e quanto condizioni ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada… per questo il prossimo 8 marzo sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. Resteremo al sole delle piazze a goderci la primavera che arriva anche per noi a dispetto di chi ci uccide per “troppo amore”, di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi; di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza. Di chi ci ricatta con le dimissioni in bianco perché abbiamo figli o forse li avremo; di chi ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni… Dopo la grande manifestazione del 26 e l’assemblea partecipatissima del 27 novembre a Roma, e dopo l’ appuntamento nazionale, del 4 e il 5 febbraio che abbiamo animato a Bologna, ci attende un’altra sfida. Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito. Sarà uno sciopero dai ruoli imposti dal genere in cui mettere in crisi un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.

A cento anni dall’8 marzo 1917, torneremo in strada in tutto il mondo, a protestare e a scioperare contro la guerra che ogni giorno subiamo sui nostri corpi: la violenza, fisica, psicologica, culturale, economica. Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!

 

A COSA SERVE LO SCIOPERO

Lo sciopero è in primo luogo una forma di lotta che si fonda sul blocco della produzione e sull’astensione dal lavoro con l’obiettivo di produrre un danno economico e di rendere tangibile il ruolo del lavoro nella produzione.

mutuiamo lo sciopero come pratica fondamentale per segnalare la nostra sottrazione da una società violenta nei confronti delle donne: per questo lo sciopero sarà articolato sulle 24 ore e riguarderà ogni nostra attività, produttiva e riproduttiva, ogni ambito, pubblico o privato, in cui discriminazione, sfruttamento e violenza su ognuna di noi si riaffermano. Se delle nostre vite si può disporre (fino a provocarne la morte) perché ritenute di poco valore, vi sfidiamo a vivere, produrre, organizzare le vostre vite senza di noi. Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo. Uno sciopero per ribaltare i rapporti di forza, per mettere al centro le nostre rivendicazioni, la necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni. Uno sciopero che ha nel piano femminista antiviolenza la sua piattaforma e il suo programma di lotta e di trasformazione scritto dal basso.

 

COME SCIOPERARE L’8 MARZO

Non esiste una sola forma di sciopero da sperimentare l’8 marzo. Esistono condizioni di lavoro e di vita molto diverse. Lo sciopero coinvolgerà lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, intermittenti, disoccupate, studentesse, casalinghe. Indipendentemente dal nostro profilo, siamo coinvolte in molteplici attività produttive e riproduttive che sfruttano le nostre capacità e ribadiscono la nostra subalternità.

Per praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive, elenchiamo solo alcune possibilità: l’astensione dal lavoro, lo sciopero bianco, lo sciopero del consumo, l’adesione simbolica, lo sciopero digitale, il picchetto… Lo sciopero si rivolge principalmente alle donne, ma ha più forza se innesca un supporto mutualistico con gli altri lavoratori, le reti relazionali e sociali, chi assume come prioritaria questa lotta. Vogliamo trovare soluzioni condivise e collettive come è avvenuto in Polonia in cui molti uomini, mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni, amici, hanno svolto un lavoro di supplenza nello svolgimento di attività normalmente svolte dalle donne.

Le assemblee cittadine di Non Una di Meno e i tavoli di lavoro tematici, territoriali e nazionali, saranno il luogo privilegiato in cui costruire e immaginare le forme dello sciopero a partire dalle vertenze, dalle specificità del territorio e dalle reti attivate, attraverso iniziative pubbliche di confronto e di approfondimento in avvicinamento all’8 marzo. Sarà comunque utile immaginare strumenti che facilitino lo scambio di idee e proposte, la costruzione di immaginario, utilizzando il blog e campagne social. L’obiettivo è andare oltre l’evocazione e il simbolico e praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive da parte del maggiore numero possibile di persone.

Abbiamo fatto appello ai sindacati per la convocazione di uno sciopero generale per l’8 marzo così da permettere la possibilità di adesione al più ampio numero di lavoratrici dipendenti e a chi gode del diritto di scioperare. Se sei precaria e non ti è garantito il diritto di scioperare, puoi chiedere un permesso (per esempio per andare a donare il sangue) e astenerti dal lavorare. Per chi lavora in nero o in modo saltuario si possono organizzare iniziative di sostegno materiale e casse di mutuo soccorso.

Grande ruolo potranno avere i centri antiviolenza in quella giornata organizzando iniziative e rilanciando il piano femminista contro la violenza a partire dall’esperienza e le competenze di chi opera in questo settore. La pratica del picchetto può essere utilizzata per un doppio scopo: bloccare gli accessi per bloccare la produzione; praticare presidi di denuncia contro persone, narrazioni e comportamenti violente, svilenti e dannose per le donne (reparti ad alta densità di obiettori di coscienza, luoghi di lavoro, testate giornalistiche, …) sul modello dell’escrache argentino.

L’8 marzo quindi incrociamo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva. Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo.

#NonUnaDiMeno #LottoMarzo #SiamoMarea

 

comunicato sui fatti di Modena

screenshot notizia da quotidiano on line La RepubblicaPer dovere di chiarezza verso i propri iscritti e simpatizzanti l’organizzazione sindacale COBAS autorganizzati Comune di Venezia comunica l’estraneità totale ai fatti di Modena, oggi alla cronaca nazionale, precisando che gli avvenimenti – comunque si evolvano – riguarderebbero esponenti della sigla sindacale SI Cobas, organizzazione che non ha alcun legame né con la nostra federazione nazionale di riferimento né tantomeno con la scrivente, al di là dell’assonanza del nome.

Riportiamo più sotto il comunicato stampa di Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base Continue reading

TAVOLO SINDACALE E INCONTRO CON IL PREMIER MATTEO RENZI – VENERDì 25 novembre 2016

occupazione del febbraio 2015 (ma il significato è ancora valido!)Venerdì 25 alle 10:00, come pattuito durante l’incontro avuto col Prefetto, si è tenuto il Tavolo sindacale per affrontare:
1. la revisione atto unilaterale per il Contratto Decentrato (CCDI) 2016;
2. il piano occupazionale (questione precari in scadenza).
Delegazione trattante di parte pubblica (DTPP): Asteria, Fabris, Grandese, Dei Rossi; Assessore al personale Romor.

Si sono presentati per assistere al tavolo molti colleghi e colleghe, sia precari che non.
Purtroppo la Delegazione trattante di parte pubblica non ha permesso a tutte e tutti di assistere e una parte sono stati tenuti fuori, bloccati e lasciati sulle scale.
Il nostro ringraziamento a tutte e tutti per esserci stati!
In apertura, la componente sindacale ha chiesto di invertire l’ordine dell’OdG in modo da trattare prima il Piano occupazionale, questione ormai gravemente urgentissima perché definisce il futuro dei nostri colleghi precari.
La RSU ha anche ricordato anche che era stato richiesto via mail di avere preventivamente la documentazione relativa ai temi posti all’OdG, ma che l’AC non ha mai neppure risposto alla richiesta.

PUNTO 2 – Piano Occupazionale

L’AC ha tenuto un comportamento imbarazzante, senza presentare nulla di scritto, nessun piano, men che meno triennale, come invece richiederebbe la norma e come richiesto anche dalla Prefettura.
L’Assessore al Personale e la Segretaria Generale hanno solo annunciato a voce di avere “le migliori intenzioni” e che per il 2017 possono disporre di 1.650.000€ e di 80 posti, “specificando” che vorrebbero assumere “un po’ dalle graduatorie 2014 (circa la metà dei 43), un po’ da quelle dai nuovi bandi”, coprendo quindi i restanti 60 posti (circa) con la riserva del 40% di interni dal nuovo concorso pubblico, da bandire. Quindi, capiamo noi, circa in totale 22 + 24 = 44 precari FORSE assunti, su 119 attuali in scadenza.
Inoltre, l’Amministrazione ha confermato che per tutti i colleghi il cui contratto scade a dicembre, con l’attuale quadro normativo, non sono possibili proroghe dei contratti e che quindi resteranno sicuramente a casa dal 1 gennaio, in attesa delle assunzioni o del bando.

Come Cobas giudichiamo gravissimo il comportamento della DTPP che, nonostante i formalismi imposti dalle norme e nonostante esplicita richiesta scritta della Prefettura, si presenta all’appuntamento fissato ancora senza nessun documento di pianificazione del fabbisogno del personale e del programma delle assunzioni per i prossimi 3 anni.
Riteniamo infatti che l’Amministrazione sia tenuta a presentare alla parte sindacale e quindi ai suoi dipendenti, un piano triennale completo che, in considerazione del fabbisogno del personale dell’ente, definisca un programma di assunzioni nell’arco del prossimo triennio (2017-2018-2019) in grado di stabilizzare tutte le colleghe e i colleghi che attualmente lavorano per il Comune di Venezia con contratti a termine.
Ricordiamo infine che in più occasioni l’AC, per voce degli assessori al personale e al bilancio, ha confermato di avere sia la capacità economica che numerica in pianta organica per assumere tutti i 119 precari.

PUNTO 1 -Revisione del CCDI 2016 (unilaterale)

L’AC ha spiegato che alcuni risparmi derivanti dalla riduzione del numero delle PO, passate da 238 a 182, e dalla riduzione delle indennità del Servizio ispettivo del Casinò, verranno destinati al fondo di produttività per il finanziamento del contratto di secondo livello. Ha altresì aperto sulla possibilità di distribuire a pioggia le competenze del 2016, tornando clamorosamente sui propri passi e riaprendo, di fatto, la contrattazione decentrata.

Per proseguire la discussione su entrambi i punti l’Amministrazione ha promesso una riconvocazione per giovedì prossimo 1 dicembre alle ore 10:00.

INCONTRO CON IL PREMIER RENZI

Alla chiusura del tavolo, i colleghi e le colleghe precarie presenti hanno deciso di provare ad incontrare il Premier Matteo Renzi, atteso al Teatro Corso per le 20:30 di venerdì stesso.
Finalmente, grazie alla mediazione di alcuni esponenti del Partito Democratico locale (Ferrazzi, Menotto, Pellicani, Sambo) e col supporto del Gruppo Cobas, una delegazione di colleghi ha potuto conferire con il Premier: è stata consegnata anche una lettera che spiega sia la situazione lavorativa, che il rischio di chiusura e di sofferenza che vivono molti servizi della Città, in relazione all’assunzione o meno dei 119 colleghe e colleghi.
Ci auguriamo che il PATTO PER LA CITTA’ che il Premier vuole firmare con il Sindaco non prescinda dalla salvaguardia dei posti di lavoro e dei servizi di qualità che questi rappresentano!

A giovedì 1 dicembre, ore 10:00!
Cobas Lavoratori Autorganizzati del Comune di Venezia

 

ps: la foto è dell’occupazione del febbraio 2015 ma il significato è ancora valido!

26 e 27 novembre a Roma con i COBAS

Il 26 e 27 novembre a Roma i Cobas partecipano e invitano a partecipare a 3 importanti appuntamenti.

26 mattina

RIUNIONE NAZIONALE COBAS PUBBLICO IMPIEGO, alla quale parteciperanno alcuni delegati del Comune di Venezia, ma che resta aperto anche agli iscritti eventualmente interessati a partecipare.

26 pomeriggio

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

info
facebook.com/nonunadimeno

nonunadimeno

 

 

 

 

 

 

 

 

27 pomeriggio

MANIFESTAZIONE PER IL NO al Referendum costituzionale e al Governo Renzi

27novembrecechidiceno

 

 

 

Tutte le realtà partecipanti sono per una “manifestazione tranquilla e di massa  per far risaltare il NO”, ma ciascuna sede Cobas faccia il punto con i propri interlocutori locali per conferma.
Il percorso del corteo: da p.za Repubblica a P.za del Popolo (via/ p.za Barberini , via Sistina, Pincio,p.za Popolo), dove infine ci sarà un intrattenimento musical-culturale (Mannoia, Assalti Frontali, Celestini, Ovadia, e molti altri).
Di seguito trovate l’appello della manifestazione e i BUS già prenotati.

BUS per Roma #27NOVEMBRE #C’èchidiceNO!

Nel Blog  C’è Chi dice NO vanno segnalati gli ulteriori bus oltre quelli già in corso di riempimento(nello stesso blog c’è il recapito a cui riferirsi) :

BUS da: TS-BZ-TN-VC-VE- BS-MI-PV- PC- TO-Val Susa- RA-MO- MS-PI-FI- Marche -PE -Sulmona- CE-NA -SA -CS -CT -PA

27 Novembre tutti e tutte a Roma!

Siamo quelli che lavorano troppo per troppo poco, siamo quelle che ormai lavorano gratis per fare curriculum, siamo quelli che vorrebbero studiare ma non hanno soldi, siamo quelle con le scuole che crollano, siamo i giovani che sono costretti ad andarsene dall’Italia, siamo quelli senza casa o che pagano affitti troppo alti, siamo quelle che subiscono le grandi opere sui propri territori, siamo quelli che non ne possono più che si protesti solo su Facebook.

Politici, banchieri, vips, capitani d’industria, non lasceremo parlare solo loro sul referendum costituzionale di dicembre! Il Partito di sistema (alias PD) ha dimostrato in questi trenta mesi di governo quali sono le sue politiche: mancette elettorali, grandi opere, jobs act, buona scuola, genuflessioni all’UE. Premier e partito della nazione, col referendum costituzionale e l’italicum, vogliono più poteri per mettere l’acceleratore nella scientifica distruzione dei nostri diritti. In tanti territori c’è già chi ha imparato a dire NO ad un modello di sviluppo non più sostenibile. Altri resistono tutti i giorni con piccoli gesti che restano invisibili.

Con un clamoroso voltafaccia Renzi ha già detto che non si dimetterà nel caso in cui perda il referendum. È evidente che votare NO al referendum è importante, ma non basterà! Mobilitiamoci già da ora per lanciare un avvertimento: dopo il referendum o se non se ne va lui o lo cacceremo NOI!

Non aspettiamo il 4 dicembre per prendere parola, nelle prossime settimane diffondiamo il NO e ritroviamoci poi TUTTI A ROMA IL 27 NOVEMBRE!

27 NOVEMBRE 2016
ORE 14: 00 PIAZZA DELLA REPUBBLICA -> CORTEO NAZIONALE DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE
ORE 18:00 PIAZZA DEL POPOLO -> ARTISTI PER IL NO, CONCERTO MUSICA E PAROLE

#CèChiDiceNO

 

Consiglio Comunale di Venezia – Dipendenti con contratto in scadenza. Maggioranza disUmana!

I Cobas del Comune di Venezia, indignati, condannano duramente la vergognosa condotta di Giunta e maggioranza che ancora una volta dimostrano, oltre alla disUmanità personale, l’assoluta inadeguatezza a ricoprire il ruolo per il quale sono stipendiati con pubbliche risorse, essendo totalmente impreparati, incapaci di garantire il buon funzionamento dell’Ente e dei servizi ai cittadini, che, a partire dalla metà di dicembre, saranno fortemente penalizzati dalle mancate assunzioni dei dipendenti precari con contratto in scadenza a dicembre prossimo.

Ieri, mercoledì 26/10, il Consiglio Comunale di Venezia doveva votare la variazione del bilancio previsionale triennale. I Cobas, come tutta la RSU, le organizzazioni sindacali e una folta rappresentanza di colleghi precari presenti, hanno riproposto fortemente la richiesta di inserire nella variazione di bilancio i numeri del processo di deprecarizzazione, con un piano serio, certo e credibile, oltre che, decisione ormai non più rinviabile, la previsione di bandire un concorso pubblico con riserva per circa 80 dipendenti attualmente in servizio con contratto in scadenza a dicembre prossimo. Questi dipendenti, infatti, nonostante prestino servizio per l’Ente da numerosi anni, per un cavillo normativo sono stati esclusi dal percorso di stabilizzazione, bandito nel 2014 , percorso grazie al quale, invece, a partire dal 1 gennaio 2017 potrebbero essere assunti gli altri 43 colleghi precari i cui contratti scadono sempre a dicembre 2016.

Sono stati illustrati ai consiglieri capigruppo sia i motivi per i quali il bando di concorso rappresenta ad oggi l’unica soluzione possibile per dare una speranza lavorativa ai quasi 80 colleghi e alle loro famiglie, garantendo la continuità dei servizi ai cittadini, sia perché fosse assolutamente necessario decidere ieri, per attivare subito gli uffici, in modo da poter pubblicare il bando entro il 15 di novembre, data ultima affinché ai colleghi e alle colleghe possa essere riconosciuta l’anzianità di servizio come titolo preferenziale nella procedura concorsuale.

I colleghi e le colleghe con contratto in scadenza sono stati presenti in Consiglio e durante l’incontro con i capigruppo, richiesto dalla RSU e le OO.SS. e ottenuto, con l’aiuto dei consiglieri di opposizione, dopo un faticoso braccio di ferro con la Presidenza del consiglio e i rappresentanti della maggioranza.

Durante l’incontro è stato ricordato ai capigruppo che, rispetto alle assunzioni per deprecarizzare e alla possibilità di bandire un concorso, per la prima volta dopo tanti anni, il Comune di Venezia si trova nella favorevole situazione di poter disporre di adeguate risorse economiche, già disponibili a bilancio (confermato in diretta dall’Assessore al bilancio, Zuin), di poter utilizzare la totalità del turnover, anche per le quote non utilizzate del 2015 e 2016 e di non aver nessun vincolo normativo ostativo (come le sanzioni per sforamento del patto di stabilità).

È stato chiesto ai consiglieri di non sprecare questa occasione, di riconoscere la professionalità dei dipendenti, di garantire la continuità di servizi fondamentali per la cittadinanza, nonché di dimostrare la propria volontà di non lasciare senza reddito 120 lavoratori,120 famiglie, cittadini di questa città.

Nonostante questo, le consigliere e i consiglieri seduti sui banchi della maggioranza non hanno accolto le richieste, riproposte anche da tutti i gruppi dell’opposizione.

Quelle donne e quegli uomini hanno buttato alle ortiche un’occasione speciale e hanno consapevolmente, deliberatamente e scelleratamente deciso di mettere in crisi molti servizi ai cittadini e di non dare nessun futuro ai nostri 120 colleghi precari.

I Cobas invitano tutte/i le/i dipendenti del Comune di Venezia, nonché tutte/i le/i cittadine/i di questa Città ad esprimere la propria solidarietà ai dipendenti con contratto in scadenza a dicembre e ad opporsi in ogni occasione e in tutti gli ambiti possibili sia ai licenziamenti che al processo di smantellamento dei servizi messi in atto dall’attuale Amministrazione dell’Ente.

Venezia, 27/10/2016

Cobas – Autorganizzati Comune di Venezia

Sulla manifestazione di sabato 22 ottobre

img_20161022_101851Fa piacere vedere  il segretario CISL FP sfilare in piazza con noi contro quest’Amministrazione Comunale, temevamo che si fosse trasferito su Marte e da Marte avesse inviato solo qualche  giorno fa un comunicato stampa che ci aveva lasciato quantomeno perplessi, a sostegno del metodo LEAN, che questa Giunta sta imponendo ai propri lavoratori.
Vogliamo sperare che a soli pochi giorni da quel comunicato la CISL abbia cambiato atteggiamento, nella consapevole certezza che metodo LEAN, chiusura delle Municipalità, falsi sistemi premianti, riorganizzazione del Comune, riorganizzazione del personale educativo, così come fatte, sono tutte operazioni figlie di una logica autoritaria e destrutturante, di tagli alla qualità e alla quantità dei servizi pubblici, che  mina le fondamenta del Welfare della Città, in completa antitesi con qualsiasi processo partecipativo.

La manifestazione colorata e partecipata di sabato vuole ancora una volta mettere in evidenza la dignità e la professionalità dei lavoratori.

COBAS – Autorganizzati del Comune di Venezia