I COBAS contro il Fiscal-compact

BASTA AUSTERITA’ FERMIAMO IL FISCAL COMPACT

firma la petizione su  http://www.stopfiscalcompact.it/

 

Per riaprire la discussione su un’Europa oltre Maastricht, per eliminare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, per sostenere l’avvio di una Commissione indipendente d’indagine sul debito pubblico italiano.

A fine 2017, cinque anni dopo la sua approvazione, il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria), potrebbe essere inserito nell’ordinamento giuridico europeo, divenendo giuridicamente superiore alla legislazione nazionale e rendendo irreversibili le politiche liberiste d’austerità.

Il Fiscal Compact, infatti, proseguendo la linea tracciata da Maastricht in poi, assume la trappola del debito pubblico come cornice indiscutibile dentro la quale costruire la gabbia per i diritti sociali e del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni. Basti pensare che se dovesse essere confermato, il Fiscal Compact prevederà per il nostro Paese l’obbligo nei prossimi 20 anni a portare il rapporto debito-Pil dall’attuale 132% al 60% con un taglio annuale della spesa pubblica di 50 miliardi.

A questo d’altronde mira l’inserimento del “pareggio di bilancio” in Costituzione, previsto dal Fiscal Compact ed eseguito dal Parlamento italiano, senza alcun referendum popolare, nel 2012.

Si tratta della definitiva consegna di tutto ciò che ci appartiene agli interessi delle grandi lobby finanziarie, nonché di una definitiva sottrazione di democrazia, con scelte politiche ed economiche non più dettate dalla discussione democratica, bensì dagli algoritmi monetaristi.

Ma tutto questo può essere fermato: entro fine anno i Parlamenti nazionali devono discutere e decidere il destino del Fiscal Compact. Per questo vi proponiamo di firmare la seguente petizione popolare: per dire in tante e tanti che il Fiscal Compact va fermato, per riaprire la discussione per l’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione e per sostenere l’avvio di una Commissione indipendente d’indagine sul debito pubblico italiano che ne verifichi la legittimità.

Perché le nostre vite  vengono prima del debito, i nostri diritti prima dei profitti e il “comune” prima della proprietà.

Assolti o non assolti, tutti coinvolti – comunicato CobasVenezia 15 settembre 2017

Con la sentenza emessa ieri dal Tribunale di Venezia si chiude una parte importante dell’inchiesta penale sul sistema MOSE.

Al di là delle motivazioni che hanno portato alle condanne o alle assoluzioni degli imputati, quello che emerge da tutta questa vicenda è che il MOSE e il monopolio del Consorzio Venezia Nuova sono stati l’architrave sul quale è stato costruito negli anni un vero e proprio sistema di potere; un blocco politico e economico, spesso malavitoso e fraudolento, che grazie alla corruzione sistematica e alla redistribuzione pilotata di ingenti finanziamenti pubblici è stato in grado di impossessarsi del controllo della Regione e di Venezia.

Questa grande opera, nata a parole per salvare la Città dalle acque alte, l’ha invece fatta sprofondare nel fango. Non si tratta solo della vergogna per lo scandalo, ma piuttosto del degrado culturale, politico e etico che ha avvelenato l’intera Città lagunare, fino da ultimo a spalancare le porte del suo governo a un Sindaco inqualificabile come Luigi Brugnaro.

Il MOSE, oltre che un’opera mostruosa il cui funzionamento ed efficacia sono ancora tutti da dimostrare, è stato ed è una vera e propria “mangiatoia” presso la quale si sono riforniti in tanti. Che questo sia avvenuto in modo lecito o illecito fa poca differenza; la responsabilità politica di chi ha costruito o sostenuto un sistema così perverso in grado di sottrarre miliardi di euro pubblici che avrebbero potuto e dovuto essere impiegati per risolvere i veri problemi della Città e del suo territorio, rimane incancellabile. Ed è una responsabilità che sta in capo sia al centro-destra che al centro-sinistra.

L’inchiesta e la sentenza ribadiscono questa verità, ma certo non rendono giustizia ai tanti veneziani e ai tanti lavoratori costretti ora a pagare un conto troppo salato in termini di tasse, tagli ai servizi, licenziamenti, riduzione dei salari.

 

CobasVenezia

Noi non abbiamo paura! – solidarietà al delegato RSU Cobas della TIM TELECOM

IMG-20170504-WA0001Alla vigilia della manifestazione nazionale dei lavoratori TIM Telecom a Milano, un delegato RSU dei Cobas riceve un provvedimento disciplinare con minaccia di licenziamento per un suo intervento alla Camera durante l’audizione presso le Commissioni parlamentari riunite che è stato giudicato “lesivo dell’immagine dell’azienda”. Sarà perché oggi c’è l’assemblea degli azionisti?

I Cobas del Comune di Venezia auspicano che la vicenda si risolva nel migliore dei modi ed esprimono la loro solidarietà ai lavoratori e lavoratrici TIM Telecom in lotta.

 

Il comunicato dei COBAS TIM (scarica il PDF, 199 KB)

CATTANEO, MICHELI….NON CI FATE PAURA !
Proprio mentre ci apprestiamo a partecipare allo sciopero intero turno indetto per il 4maggio e alla manifestazione nazionale di ROZZANO, convocata da tutte le OO.SS.di opposizione in occasione della assemblea degli azionisti, UN NOSTRO RAPPRESENTANTE SINDACALE E’ STATO OGGETTO DI UNA GROTTESCA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE A SEGUITO DELL’INTERVENTO TENUTO PRESSO LA CAMERA DURANTE L’AUDIZIONE INNANZI ALLE COMMISSIONI PARLAMENTARI RIUNITE (9 -10 – 11) il 15 Marzo scorso.
Un incontro trasmesso via streaming e del quale tutti e tutte hanno potuto ascoltare
i contenuti espressi dal nostro rappresentante sindacale in nome e per conto dei
COBAS.
La contestazione disciplinare è un maldestro tentativo del CDA di TIM per nascondere la verità ed esacerbare ulteriormente il clima, attraverso l’annullamento degli spazi democratici in AZIENDA.
Le carte sono scoperte da tempo: da un lato una dirigenza che punta a raggiungere spregiudicatamente i propri obiettivi, dall’altra un importante movimento di lavoratori e lavoratrici che si sta battendo per difendere diritti,dignità salario.
Non abbiamo paura. Non la abbiamo mai avuta e risponderemo in tutte le sedi a
questo irricevibile tentativo di intimidazione.
Un abbraccio solidale al nostro rappresentante RSU. UNITI SI VINCE !
Roma 4 maggio 2017
COBAS TIM

Domenica 19 marzo a Venezia: in marcia per l’umanità – I COBAS ci saranno!

I Cobas – Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia aderiscono alla manifestazione che si terrà 

domenica 19 marzo piazzale della Stazione Santa Lucia di Venezia alle ore 14.00 

e si concluderà con un happening finale in Campo Sant’Angelo.


Anche così si costruisce la città che vogliamo!


Di seguito l’appello che sottoscriviamo e vi invitiamo a sottoscrivere a questo indirizzo.

>>Qui la pagina FB

Cobas-Lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia



Side by side, in marcia per l’umanità 

Domenica 19 marzo – Manifestazione regionale del Veneto che accoglie

Nell’agosto del 2015 siamo partiti da NordEst diretti verso l’Ungheria dove stava ricomparendo il primo dei tanti muri materiali eretti per bloccare il flusso di migranti in fuga dai propri paesi. Dal quel viaggio ha preso il via la campagna #Overthefortress: in tante e tanti, da tutta Italia, abbiamo percorso la rotta dei Balcani; da Vienna passando per Idomeni fino alle isole greche abbiamo conosciuto e narrato direttamente la realtà, guardato negli occhi e stretto la mano a migliaia di donne, uomini, bambini, anziani in cammino.

Ci siamo mescolati a loro e ascoltato le tante ragioni che li muovono in questo disperato viaggio; abbiamo compreso i loro bisogni e desideri, messo in campo azioni concrete di supporto nel campo di Idomeni. Siamo stati sui confini chiusi dell’Europa Fortezza, come Calais e il Brennero, per poi ritornare nei campi di Salonicco e ripartire in un viaggio di inchiesta attraverso il Sud Italia, sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo visitato centri di “accoglienza” inumani, ghetti fatti di baracche dove i migranti sono iper-sfruttati incontrando anche un’incredibile ricchezza di iniziative di buona accoglienza e solidarietà nati dalla cooperazione sociale tra “italiani” e “migranti”.

I confini che discriminano e respingono però non sono solo quelli distanti centinaia di chilometri da noi. Li troviamo eretti e tangibili anche dentro i nostri territori. Sono visibili nei centri d’accoglienza isolati e disumani, sono fatti di rifiuto, di violenza e di razzismo diffuso nelle nostre società.
Si materializzano in quei comitati anti-profughi cavalcati dalla destra xenofoba e, in molti territori, trovano la complicità delle amministrazioni comunali che, rifiutandosi di accogliere, rendono impossibile lo svuotamento delle strutture sovraffollate.

Altri muri materiali ed immateriali stanno per essere eretti: sono quelli del Governo Gentiloni che vuole riaprire un CIE in ogni regione, aumentare i rimpatri forzati tramite gli accordi bilaterali con i paesi di origine dei migranti e contrarre ulteriormente il diritto d’asilo togliendo la possibilità di ricorrere in appello per il richiedente protezione internazionale. Con queste proposte il Governo italiano si pone nel solco delle politiche europee che hanno imposto l’”approccio Hotspot” e l’identificazione forzata dei migranti nel Paese comunitario di ingresso, e che hanno prodotto il vergognoso accordo UE-Turchia del 18 marzo 2016 con cui si assegna alla Turchia, in cambio di 6 miliardi di Euro, il ruolo di gendarme d’Europa. Nel frattempo però si chiudono cinicamente gli occhi di fronte ai morti nel Mediterraneo: in 13 mesi sono più 5.000 le vittime dell’assenza di canali umanitari sicuri!

Queste politiche di chiusura e contrazione totale dei diritti fondamentali, di fatto, legittimano un clima di intolleranza e odio che si manifesta in tutto il Paese.
In particolare il Veneto è diventato un caso nazionale: centri indecenti nei quali sono ammassate le persone, presidi fissi contro l’accoglienza, striscioni che promettono “l’’inferno ai profughi”, attentati incendiari contro le strutture ricettive, il rifiuto di ben 250 Sindaci ad accogliere i richiedenti asilo, comitati di cittadini persino contro la micro-accoglienza, ignobili istigazioni al suicidio.

In Veneto si sta superando il confine invalicabile tra umanità e barbarie.
Dobbiamo reagire di fronte alla violenza dei gesti e delle parole, alla guerra verso i migranti che rende più aridi i nostri territori. Non limitiamoci allo sdegno personale ma rendiamo visibile la solidarietà e quel tessuto sociale ricco di cittadini, associazioni, enti, operatori che lavorano quotidianamente per l’accoglienza e il rispetto dei diritti.

Per questo, proprio a partire dal Veneto, raccogliamo l’appello internazionale promosso dall’Hotel City di Plaza di Atene che invita alla mobilitazione sabato 18 marzo in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia.
Crediamo che domenica 19 marzo possa essere l’occasione per dare corpo e parola al Veneto che accoglie, come la Marcia dei 1.000 piedi sul Montello ci ha dimostrato.

Costruiamo una grande giornata di incontro e di mobilitazione regionale per i diritti dei migranti e per esigere una buona accoglienza diffusa.
Facciamolo tutti assieme, costruendo assemblee e momenti di confronto aperti e plurali in tutte le città, percorsi veri e partecipati con le tante persone che credono sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.

Il 19 marzo a Venezia è una sfida: la possibilità di aprire uno spazio pubblico in cui tante e tanti si possano riconoscere, per chi crede che sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.
La vinceremo solo se riusciremo a portare altri a marciare con noi, al nostro fianco, side by side.

Campagna #overthefortress

Invitiamo chi si riconosce in questo appello ad organizzare momenti di incontro in tutto il Veneto e a darcene comunicazione.

Invitiamo a costruire per questa data iniziative che possano rispondere alle esigenze che ogni territorio può esprimere.


www.facebook.com/VenetoAccoglie

Qui l’appello e il box per sottoscrivere

8 marzo: SCIOPERO globale delle DONNE

I COBAS, CONFEDERAZIONE DEI COMITATI DI BASE

hanno aderito alla richiesta di indizione di uno sciopero di 24 ore l’8 MARZO 2017 nel settore pubblico e privato portato avanti dal movimento delle donne “NONUNADIMENO” contro la violenza alle donne e intende mettere in campo ogni iniziativa possibile al fine della piena riuscita della giornata.

>scarica la DichiarazioneScioperoGenerale8marzo2017 (PDF, 270 Kb)

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, ALLORA SCIOPERIAMO!

Sciopero Globale delle Donne #NonUnaDiMeno

8 marzo a Venezia

alle h 14.00 sul Ponte degli Scalzi

presidio rumoroso e comunicativo in cui incontrarci, ri-conoscerci e confrontarci

Leggi qui gli 8 PUNTI PER L’8 MARZO 2017 – NON UNA DI MENO (PDF, 266 Kb)

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Constatiamo ogni giorno quanto la violenza sia fenomeno strutturale delle nostre società, strumento di controllo delle nostre vite e quanto condizioni ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada… per questo il prossimo 8 marzo sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. Resteremo al sole delle piazze a goderci la primavera che arriva anche per noi a dispetto di chi ci uccide per “troppo amore”, di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi; di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza. Di chi ci ricatta con le dimissioni in bianco perché abbiamo figli o forse li avremo; di chi ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni… Dopo la grande manifestazione del 26 e l’assemblea partecipatissima del 27 novembre a Roma, e dopo l’ appuntamento nazionale, del 4 e il 5 febbraio che abbiamo animato a Bologna, ci attende un’altra sfida. Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito. Sarà uno sciopero dai ruoli imposti dal genere in cui mettere in crisi un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.

A cento anni dall’8 marzo 1917, torneremo in strada in tutto il mondo, a protestare e a scioperare contro la guerra che ogni giorno subiamo sui nostri corpi: la violenza, fisica, psicologica, culturale, economica. Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!

 

A COSA SERVE LO SCIOPERO

Lo sciopero è in primo luogo una forma di lotta che si fonda sul blocco della produzione e sull’astensione dal lavoro con l’obiettivo di produrre un danno economico e di rendere tangibile il ruolo del lavoro nella produzione.

mutuiamo lo sciopero come pratica fondamentale per segnalare la nostra sottrazione da una società violenta nei confronti delle donne: per questo lo sciopero sarà articolato sulle 24 ore e riguarderà ogni nostra attività, produttiva e riproduttiva, ogni ambito, pubblico o privato, in cui discriminazione, sfruttamento e violenza su ognuna di noi si riaffermano. Se delle nostre vite si può disporre (fino a provocarne la morte) perché ritenute di poco valore, vi sfidiamo a vivere, produrre, organizzare le vostre vite senza di noi. Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo. Uno sciopero per ribaltare i rapporti di forza, per mettere al centro le nostre rivendicazioni, la necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni. Uno sciopero che ha nel piano femminista antiviolenza la sua piattaforma e il suo programma di lotta e di trasformazione scritto dal basso.

 

COME SCIOPERARE L’8 MARZO

Non esiste una sola forma di sciopero da sperimentare l’8 marzo. Esistono condizioni di lavoro e di vita molto diverse. Lo sciopero coinvolgerà lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, intermittenti, disoccupate, studentesse, casalinghe. Indipendentemente dal nostro profilo, siamo coinvolte in molteplici attività produttive e riproduttive che sfruttano le nostre capacità e ribadiscono la nostra subalternità.

Per praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive, elenchiamo solo alcune possibilità: l’astensione dal lavoro, lo sciopero bianco, lo sciopero del consumo, l’adesione simbolica, lo sciopero digitale, il picchetto… Lo sciopero si rivolge principalmente alle donne, ma ha più forza se innesca un supporto mutualistico con gli altri lavoratori, le reti relazionali e sociali, chi assume come prioritaria questa lotta. Vogliamo trovare soluzioni condivise e collettive come è avvenuto in Polonia in cui molti uomini, mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni, amici, hanno svolto un lavoro di supplenza nello svolgimento di attività normalmente svolte dalle donne.

Le assemblee cittadine di Non Una di Meno e i tavoli di lavoro tematici, territoriali e nazionali, saranno il luogo privilegiato in cui costruire e immaginare le forme dello sciopero a partire dalle vertenze, dalle specificità del territorio e dalle reti attivate, attraverso iniziative pubbliche di confronto e di approfondimento in avvicinamento all’8 marzo. Sarà comunque utile immaginare strumenti che facilitino lo scambio di idee e proposte, la costruzione di immaginario, utilizzando il blog e campagne social. L’obiettivo è andare oltre l’evocazione e il simbolico e praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive da parte del maggiore numero possibile di persone.

Abbiamo fatto appello ai sindacati per la convocazione di uno sciopero generale per l’8 marzo così da permettere la possibilità di adesione al più ampio numero di lavoratrici dipendenti e a chi gode del diritto di scioperare. Se sei precaria e non ti è garantito il diritto di scioperare, puoi chiedere un permesso (per esempio per andare a donare il sangue) e astenerti dal lavorare. Per chi lavora in nero o in modo saltuario si possono organizzare iniziative di sostegno materiale e casse di mutuo soccorso.

Grande ruolo potranno avere i centri antiviolenza in quella giornata organizzando iniziative e rilanciando il piano femminista contro la violenza a partire dall’esperienza e le competenze di chi opera in questo settore. La pratica del picchetto può essere utilizzata per un doppio scopo: bloccare gli accessi per bloccare la produzione; praticare presidi di denuncia contro persone, narrazioni e comportamenti violente, svilenti e dannose per le donne (reparti ad alta densità di obiettori di coscienza, luoghi di lavoro, testate giornalistiche, …) sul modello dell’escrache argentino.

L’8 marzo quindi incrociamo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva. Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo.

#NonUnaDiMeno #LottoMarzo #SiamoMarea

 

comunicato sui fatti di Modena

screenshot notizia da quotidiano on line La RepubblicaPer dovere di chiarezza verso i propri iscritti e simpatizzanti l’organizzazione sindacale COBAS autorganizzati Comune di Venezia comunica l’estraneità totale ai fatti di Modena, oggi alla cronaca nazionale, precisando che gli avvenimenti – comunque si evolvano – riguarderebbero esponenti della sigla sindacale SI Cobas, organizzazione che non ha alcun legame né con la nostra federazione nazionale di riferimento né tantomeno con la scrivente, al di là dell’assonanza del nome.

Riportiamo più sotto il comunicato stampa di Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base Continue reading

Assemblea iscritti e simpatizzanti Cobas-Lavoratori Autorganizzati del Comune di Venezia 17 gennaio 2016

Care/i iscritti e simpatizzanti,
per proseguire il confronto avviato durante l’ultima assemblea Cobas del 17 dicembre u.s., vi invitiamo a partecipare all’incontro previsto per MARTEDI’ 17 GENNAIO, dalle ore 17:30 alle ore 19:30, presso la sede Cobas di Venezia, Campo Santa Margherita, ai piedi del ponte S. Pantalon.

I temi all’ordine del giorno sono:

  1. Intervento dei Tesorieri: bilancio consuntivo 2016, bilancio di previsione 2017; situazione tesseramento 2016 e piano per il tesseramento 2017;
  2. Definizione nuova struttura organizzativa 2017: delegati aziendali; gruppi di lavoro; referenti; ecc…
  3. varie ed eventuali.

Vi aspettiamo numerosi!
Cobas – Autorganizzati del Comune di Venezia

Per info: Chiara, 340.4950520

Dipendenti Statali in 4 comparti: cosa cambierà per i lavoratori a partire dallo stipendio

La riforma della Pubblica Amministrazione prevede la riduzione dei comparti che da 12 diverranno 4: ecco cosa devono aspettarsi i dipendenti.

Pubblica Amministrazione, 4 comparti e stipendi

Uno dei punti cardine della riforma della Pubblica Amministrazione a cui sta lavorando il Ministro Madia è la riduzione dei comparti da 12 a 4. Questa modifica sostanziale del mondo del Lavoro Pubblico è nata con l’ultimo Governo Berlusconi ed è ad opera dell’allora Ministro Brunetta. Che l’operazione venga portata avanti anche dall’attuale Esecutivo è un dato di fatto tanto è vero che la settimana prossima sono previsti tavoli di discussione tra sindacati ed Aran che potrebbero portare alla fumata bianca. Ma vediamo di cosa si tratta e che impatto avrà questa rivoluzione sui lavoratori.

 

Accordo in dirittura di arrivo

L’Agenzia per la contrattazione (Aran) ed i sindacati, sembrano aver trovato la quadratura del cerchio sul numero dei comparti che dovrebbe scendere a 4. Dopo l’ultimo incontro del 3 febbraio, la linea condivisa sembra prevedere la nascita del comparto Sanità, Scuola, Autonomie Locali e Funzioni Centrali. I problemi nascono nel far confluire lavoratori, interessi e strutture organizzative che fino ad oggi avevano una propria autonomia, in maxi aree con evidenti problemi gestionali. Nella scuola per esempio, confluiranno anche i comparti dell’Università, della Ricerca e dell’Afam (Alta Formazione Artistica Musicale). Unire altri lavoratori ai già corposo organico dei lavoratori della scuola (circa un milione di dipendenti), non sarà una cosa facile. Più facile organizzare il maxi comparto della Sanità o delle Autonomie Locali che, escludendo il nodo dei dipendenti provinciali in esubero e da ricollocare, rimarrebbero grossomodo come sono oggi.

Problemi per i lavoratori

Un primo problema riguarda i sindacati, che come sappiamo sono impegnati al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto nel Pubblico Impiego come previsto dalla Corte Costituzionale. La riduzione dei comparti ed il contratto collettivo, anche se sembrano due cose distinte, vanno di pari passo, proprio perché accorpare i lavoratori in macro aree significa anche cambiare i criteri di rappresentanza delle organizzazioni sindacali. Un primo nodo è calcolare proprio la rappresentanza sindacale, il numero di tessere minimo che un sindacato deve avere per sedersi al tavolo della discussione. Saranno di fatto messi al bando quei sindacati che oggi hanno una rappresentanza sufficiente per comparti piccoli, ma che, per via della riduzione, non saranno più in grado di rappresentare una alternativa alle storiche tre grandi sigle nazionali, CGIL, CISL e UIL. Per il lavoratori il problema maggiore sarà quello di convivere in un grosso contenitore, che gioco forza sarà diverso dal punto di vista organizzativo e di funzioni da svolgere rispetto al comparto di provenienza. Dal punto di vista dello stipendio inoltre, il rischio è che si livelli tutto verso il basso, sia per salario che per i diritti soggettivi. Infatti, le previsioni dicono che sarà stabilizzato lo stipendio fisso che un lavoratore ha percepito nel vecchio comparto, ma non si è sicuri che anche le voci variabili dello stipendio restino uguali. Il rischio di perdere le indennità per straordinario o quelle per i fringe benefit, cioè gli emolumenti premio per il singolo lavoratore, potrebbero portare ammanchi nelle tasche dei lavoratori. Riduzioni queste che si aggiungerebbero agli oltre 700 euro persi nel quadriennio 2010/14 per via della riduzione del salario accessorio o per via dei 6 anni di blocco della perequazione previsti dalla Legge Fornero, blocco che ripetiamo, ancora non è stato risolto.

Cobas Pubblico Impiego

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Licenziamento di un delegato sindacale non allineato: succede in Italia. Solidarietà della Confederazione Cobas di Venezia

La Confederazione provinciale Cobas Venezia (Lavoro Privato, Pubblico Impiego e Scuola) esprime piena solidarietà al lavoratore e delegato dei Cobas Sandro Giacomelli che è stato licenziato il 31 dicembre scorso dalla cooperativa Dna, sub appaltatrice del servizio confezionamento del Polo logistico Piaggio, contratto derivato dal colosso multinazionale CEVA Logistics, società che detiene direttamente l’appalto con Piaggio per la gestione integrata del magazzino.

La Confederazione Cobas Venezia denuncia e rimarca la natura discriminatoria del provvedimento.

È chiaro, infatti, che Sandro Giacomelli per la Cooperativa Dna è un lavoratore scomodo, perché da sempre, dal 2006, combatte in prima persona per difendere i diritti dei lavoratori delle varie cooperative che si sono susseguite nei vari sub appalti, in un carosello di licenziamenti e riassunzioni.

Il lavoro di Sandro testimonia la tragica situazione in cui sono costretti i lavoratori del mondo dei subappalti, schiacciati tra precarietà strutturale, salari da fame e tutele pressoché assenti, in un sistema malsano di sfruttamento selvaggio di cooperative e piccole aziende, al solo fine di massimizzare senza scrupolo alcuno i profitti dell’appaltatore primario.

La Confederazione Cobas Venezia esprime inoltre estrema preoccupazione per la drammaticità delle condizioni di lavoro delle cooperative appaltanti, ulteriormente aggravate con l’introduzione del Jobs Act. Introducendo variegate forme di contratto, già devastanti per la vita sociale dei lavoratori, e dando la possibilità di terziarizzare il lavoro, il Jobs Act ha infatti portato a profonde disparità di trattamento e tutele tra i lavoratori che operano ogni giorno fianco a fianco, condannando inoltre i neoassunti ad una vita di perenne precariato e assoggettamento.

La Confederazione Cobas di Venezia sostiene la giusta lotta di Sandro e di tutte le sue colleghe e colleghi di Pontedera.

Confederazione provinciale Cobas Venezia