Firmato il contratto-fotocopia: convochiamo l’ASSEMBLEA! – comunicato RSU 22 sttembre 2017

Amministrazione e Cisl fucsia ri-firmano il contratto bocciato dai lavoratori e condannato dal tribunale: convochiamo l’assemblea dei lavoratori!

 

Cara/o collega,

ieri (21/09/2017) l’Amministrazione ha convocato RSU e Sindacati per sottoporre loro la sottoscrizione del testo del secondo(!) CCDI 2017 – parte normativa e parte economica, in accordo con il solo sindacato CISL e già pre-firmato da questi ultimi.
Ricordiamo che la prima volta i tavoli di trattativa per il rinnovo del CCDI si sono bruscamente interrotti il 27 aprile u.s. e, nonostante ciò, l’Amministrazione ha proceduto nella stesura del testo con la sola CISL, arrivando alla firma del “famoso” contratto che la RSU, con CGIL, COBAS, CSA, DICCAP e UIL, ha sottoposto al voto referendario di tutti i dipendenti, raccogliendo una clamorosa e sonora bocciatura dello stesso.
In merito alle modalità che hanno portato alla firma del contratto decentrato con la sola CISL, come richiesto anche dall’Assemblea generale dei lavoratori, RSU, CGIL, COBAS, CSA, DICCAP e UIL hanno intentato e vinto una causa all’Amministrazione per comportamento antisindacale (citazione ex art. 28 della L. 300/70 – Statuto dei lavoratori).
Il Giudice del lavoro di Venezia, con sentenza n. 5049 del 2/08/2017, ha infatti condannato l’Amministrazione all’annullamento del contratto sottoscritto con la CISL, ordinandole di riaprire le trattative, riportando la situazione al 27 aprile u.s. (quando non vigeva alcun contratto, né alcun atto unilaterale e l’intero fondo di produttività dei dipendenti doveva ancora essere contrattato).
Sei giorni dopo la sentenza (sic) l’Amministrazione, in totale spregio del pronunciamento del Giudice, con la Delibera di Giunta 182/2017 ha adottato un atto unilaterale, fotocopia del contratto annullato, che nel frattempo ha prodotto effetti sia normativi, che economici, erodendo il fondo di produttività dei dipendenti, senza che ciò sia derivato da alcuna decisione concordata tra amministrazione e parte sindacale.
Successivamente all’adozione di questo atto, l’amministrazione ha convocato i sindacati per (in teoria) riaprire le trattative sul contratto decentrato, come richiesto dalla sentenza del Giudice.
Fin dalla prima convocazione e per tutte le convocazioni che sono susseguite, la RSU e le sigle sindacali (esclusa la Cisl) hanno chiesto all’amministrazione di ritirare l’atto unilaterale quale condizione pregiudiziale affinché il tavolo di trattativa si potesse svolgere in una condizione libera da ostacoli, ricevendo sempre risposta negativa da parte della Delegazione trattante di parte pubblica.
Ogni volta le dichiarazioni sono state messe a verbale e la delegazione trattante di parte pubblica ha proseguito imperterrita ad esaminare il testo del CCDI con la sola Cisl.
Così il 12 settembre u.s. la RSU e le sigle CGIL, COBAS, CSA, DICCAP e UIL non hanno avuto altra possibilità che citare nuovamente in giudizio l’Amministrazione per comportamento antisindacale (secondo ricorso ex articolo 28).

Nonostante tutte queste premesse e la seconda citazione in giudizio, l’Amministrazione e la Cisl hanno firmato da soli il nuovo contratto decentrato, che riteniamo non abbia alcuna novità di rilievo rispetto al precedente bocciato dal referendum.

Vista la gravità della situazione, a breve verrà convocata l’assemblea generale dei lavoratori per decidere assieme le azioni di mobilitazione da mettere in campo in risposta a quest’ennesima prepotenza da parte di Sindaco, Giunta e Dirigenti.

 

RSU – CGIL – UIL – DICCAP – CSA – COBAS

 

 

Assolti o non assolti, tutti coinvolti – comunicato CobasVenezia 15 settembre 2017

Con la sentenza emessa ieri dal Tribunale di Venezia si chiude una parte importante dell’inchiesta penale sul sistema MOSE.

Al di là delle motivazioni che hanno portato alle condanne o alle assoluzioni degli imputati, quello che emerge da tutta questa vicenda è che il MOSE e il monopolio del Consorzio Venezia Nuova sono stati l’architrave sul quale è stato costruito negli anni un vero e proprio sistema di potere; un blocco politico e economico, spesso malavitoso e fraudolento, che grazie alla corruzione sistematica e alla redistribuzione pilotata di ingenti finanziamenti pubblici è stato in grado di impossessarsi del controllo della Regione e di Venezia.

Questa grande opera, nata a parole per salvare la Città dalle acque alte, l’ha invece fatta sprofondare nel fango. Non si tratta solo della vergogna per lo scandalo, ma piuttosto del degrado culturale, politico e etico che ha avvelenato l’intera Città lagunare, fino da ultimo a spalancare le porte del suo governo a un Sindaco inqualificabile come Luigi Brugnaro.

Il MOSE, oltre che un’opera mostruosa il cui funzionamento ed efficacia sono ancora tutti da dimostrare, è stato ed è una vera e propria “mangiatoia” presso la quale si sono riforniti in tanti. Che questo sia avvenuto in modo lecito o illecito fa poca differenza; la responsabilità politica di chi ha costruito o sostenuto un sistema così perverso in grado di sottrarre miliardi di euro pubblici che avrebbero potuto e dovuto essere impiegati per risolvere i veri problemi della Città e del suo territorio, rimane incancellabile. Ed è una responsabilità che sta in capo sia al centro-destra che al centro-sinistra.

L’inchiesta e la sentenza ribadiscono questa verità, ma certo non rendono giustizia ai tanti veneziani e ai tanti lavoratori costretti ora a pagare un conto troppo salato in termini di tasse, tagli ai servizi, licenziamenti, riduzione dei salari.

 

CobasVenezia