ELEZIONI RSU APRILE 2018 – Diritti che spariscono dai contratti? Vota COBAS!

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Il contratto-trappola

Firmato l’accordo per il rinnovo del Contratto nazionale Enti Locali: a fronte di irrisori aumenti economici, che non consentono alcun recupero sugli effetti dei mancati incrementi per gli anni passati, sono state peggiorate le regole in materia di relazioni sindacali, rapporto di lavoro, istituti economici e responsabilità disciplinare.

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Inoltriamo un’analisi del Contratto Nazionale (CCNL) fatta dai colleghi Cobas del Comune di Roma
Nella notte tra il 20 e 21 febbraio è stato siglato l’accordo per il rinnovo del CCNL Funzioni Locali. L’ultimo rinnovo della parte economica risale al 31/07/2009: quindi, dopo quasi 10 anni e una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale sopravvenuta […] del regime di sospensione della contrattazione collettiva […], i rappresentanti di Governo e Sindacati (CGIL-CISL-UIL e CSA), a ridosso delle elezioni, hanno trovato un’improvvisa sintonia a danno dei lavoratori sottoscrivendo un’intesa che non è andata al di là di meri scopi propagandistici collegati al voto.

Tuttavia, il tatticismo non ha funzionato: la beffa del risultato elettorale alle politiche, che travolge gli esponenti dell’attuale maggioranza di governo, segnala anche la sconfitta morale di quelle organizzazioni sindacali che si sono rese disponibili a firmare un patto tra maggiorenti a detrimento dei rappresentati, un accordo che tradisce ogni aspettativa sia sul fronte degli incrementi salariali sia su quello del miglioramento della qualità della vita nel rapporto di lavoro.

In termini economici, è utile annotare che l’aumento mensile a regime sarà al di sotto di quello previsto per il personale del comparto Funzioni Centrali, con una media inferiore agli 85 euro contemplati per l’intera categoria del pubblico impiego – con un incremento minimo di 55 euro (B1) e uno massimo di 90 (D6), passando per quello mediano della categoria C1, pari a 62 euro. Anche gli arretrati, che partono dal 1/1/2016, si attestano su una valore intermedio piuttosto basso, che si colloca tra il livello massimo pari a circa 606 euro e quello minimo corrispondente a circa 368 (per un C1 gli arretrati ammontano a 414 euro). A questi scarni aumenti si aggiunge il cosiddetto “elemento perequativo”, un’elemosina che verrà corrisposta solo per 10 mesi, dal 1 marzo al 31 dicembre 2018, il cui scopo sarebbe quello di lenire l’impatto del “contenimento della dinamica retributiva”, cioè illudere i lavoratori.

Non va meglio per la parte normativa.

Si affievoliscono gli strumenti delle relazioni sindacali, riducendo i margini della negoziazione al solo istituto del “confronto” e spostando verso la contrattazione di secondo livello (aziendale) le trattative sul salario accessorio entro i rigidi limiti (economici e normativi) disposti dal Governo. Si attenua ulteriormente la democrazia sindacale, accentrando sulle sigle maggioritarie le prerogative e le agibilità sindacali. A dispetto della scarsità di risorse, infine, le parti si sono accordate sul welfare aziendale, con cui cercheranno di scambiare salario con benefit di natura assistenziale e sociale.

L’ordinamento professionale viene confermato, rinviando ad una Commissione paritetica il compito di rivedere il sistema di classificazione del personale. A parte qualche adeguamento per il settore della comunicazione e una sezione specifica per la Polizia Locale, vale la pena di segnalare solo l’introduzione di un ulteriore livello economico per ogni categoria (B8, C6 e D7), che tuttavia rimanda all’attuazione di future progressioni economiche da finanziarsi con risorse effettivamente disponibili e riconosciute in modo selettivo ad una quota limitata del personale, secondo la valutazione della performance.

In generale, aumenta il peso (almeno il 30%) della valutazione della prestazione individuale sul totale delle risorse dedicate. Insomma, il principio di differenziazione del “premio individuale” viene ulteriormente rafforzato. La leggera rivalutazione delle indennità non compenserà le rigidità e i limiti di un sistema di erogazione del salario accessorio sempre più blindato e affidato al giudizio insindacabile della dirigenza.

La normativa sul rapporto di lavoro rimane sostanzialmente ancorata alle disposizioni contenute nel D.Lgs 165/2001, il testo unico sul pubblico impiego. Soprattutto per la parte riguardante la responsabilità disciplinare, l’ipotesi di CCNL si limita a recepire le modifiche introdotte con norme imperative (Decreto Brunetta e Decreti Madia), cristallizzando per via negoziale le pulsioni punitive dei governi, volte a reprimere indiscriminatamente la condotta dei dipendenti pubblici. Anche in materia di permessi, si acquisiscono gli indirizzi dettati dall’ultimo Ministro della Funzione Pubblica (come, ad esempio, la programmazione dei permessi ex L. 104/90 o la limitazione a 18 ore annue per esami diagnostici, visite, etc.).

Svanisce l’illusione di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali, a differenza di quanto era stato enunciato nella precedente disciplina contrattuale. In cambio, attraverso alcune iperboli (orario “multiperiodale” o ferie e riposi “solidali”), si simulano fantasiose ipotesi di uso flessibile del tempo di lavoro, lasciando in realtà alla parte datoriale la facoltà di sperimentare e regolare l’orario secondo le esigenze dei servizi. Cosi come, del resto, viene confermata la prerogativa datoriale di ricorrere, anche senza limitazioni quantitative, al lavoro precario, con l’aggravio dell’applicazione del Jobs Act.

Si tratta, in definitiva, del peggiore contratto possibile: una somma di regole che circoscrivono libertà, prospettive e prerogative, cui fa da corollario la concessione di aumenti economici che non restituiscono, neanche in minima parte, il dovuto.

Non dobbiamo cadere nella trappola di Governo e Sindacati trattanti: dopo anni di tagli e blocco della contrattazione hanno raggiunto un accordo solo in previsione delle elezioni. Per i decisori pubblici e rappresentanti delle sigle sindacali maggioritarie, i lavoratori degli enti locali meritano appena un obolo e lo stigma dei fannulloni.

La maggioranza governativa uscente, foriera dell’intesa per il rinnovo del nostro CCNL, è stata annichilita dal severo verdetto elettorale. Precisando che non aderiamo ad alcun progetto politico, ci limitiamo ad osservare che anche le prossime elezioni RSU rappresentano un’opportunità per respingere i sottoscrittori dell’accordo: se verranno bocciati i sindacati concertativi si aprirà finalmente una nuova stagione negoziale!

Coordinamento Cobas Comune di Roma

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