Il saluto di Barbara

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Riceviamo da una nostra collega questo testo, scritto come un saluto, che ci descrive con sguardo affettuoso e di lungo respiro l’evoluzione (o, attualmente, l’involuzione?) del nostro lavoro, inteso come cura quotidiana del bene comune.

Ringraziamo Barbara delle belle parole e del suo contributo ai Cobas: non serve salutarci con troppa enfasi, sappiamo che continuerai ad essere dei nostri (adesso con qualifica V.I.P.) e a lottare insieme a noi per una città in cui vivere meglio!

Un abbraccione da tutti noi!!!

 

Dal 1^ settembre sarò in pensione.

Saluto e ringrazio tutti i colleghi con cui ho lavorato in questi 40, e passa, anni.

Sono stata assunta alla fine degli anni Settanta, in un momento di grandi cambiamenti e di evoluzione degli enti locali portatori di una visione nuova e allargata dei servizi da fornire ai cittadini (non solo anagrafe e leva per capirci) dell’ente di prossimità per antonomasia: il Comune. Gli anni in cui i Comuni si sono fatti portatori di istanze culturali e sociali di ampio respiro. In quegli anni, e in quelli a seguire, sono stati aperti servizi importanti e innovativi come gli itinerari educativi, il sistema bibliotecario, il decentramento amministrativo, il contrasto alla prostituzione, la riduzione del danno, il Centro donna, l’Osservatorio della Laguna, l’educazione ambientale per studenti ed adulti e molti altri.

Ho lavorato all’assessorato alla Cultura (non c’era né Direzione né direttore) e si organizzavano le grandi mostre passate alla storia della nostra città; si gestivano non uno ma molti teatri: il teatro Goldoni, il Toniolo, la Bissuola, il Momo, si finanziavano il teatro Fondamenta Nove, la Murata; si organizzavano rassegne di danza e teatro all’aperto, nei campi e in piazza san Marco (con eccellenze di rilievo internazionale anche locali), è nato il Circuito Cinema con le mitiche rassegne estive in campo san Polo, le scuole di musica come il Suono Improvviso – prima scuola di jazz, di improvvisazione e musica d’insieme.

Ho avuto la fortuna di continuare a lavorare in settori per me affini: come giornalista all’ufficio stampa, come organizzatrice e formatrice all’assessorato all’ambiente e ora alla sicurezza sul lavoro.

Sono grata di aver partecipato a tutto questo.

Dispiace solo vedere l’involuzione che ha caratterizzato gli ultimi anni, dovuta in parte alla diminuzione dei bilanci ma anche – o soprattutto – a una visione riduzionista del servizio pubblico che sempre più si indirizza alla chiusura dei servizi, alla sminuzione della partecipazione, al disprezzo dei lavoratori, di chi ha contribuito a fare di Venezia uno dei Comuni più all’avanguardia in Italia.

Dispiace che la burocrazia, che crede più nel processo che nell’obiettivo, sembra aver vinto.

Una burocrazia autoreferenziale che si guarda l’ombelico, che impone procedure sempre più farraginose che finiscono con l’imbrigliare ogni sussulto innovativo. Innovazione tanto invocata nei proclami, quanto svilita nei fatti. Così come sono svilite le intelligenze e le professionalità che difficilmente possono emergere in una struttura verticalistica piuttosto che orizzontale, quando è risaputo che quest’ultima è quella più efficace in termini di produttività, crescita ed innovazione.

Tutto questo si rispecchia e si riverbera nella vita dei nostri concittadini e della città che vive un processo analogo di depauperazione continua.

Auspico che il futuro possa segnare una nuova rotta che rimetta al centro la persona e la sua evoluzione, come saggiamente hanno scritto i padri fondatori nella Costituzione

Articolo 43 – (…) E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Barbara

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